Capestrano: un tesoro da scoprire

di Lorella Di Blasio e Annarita Di Toma

 

Capestrano è compreso tra le colline della valle del Tirino che da Bussi si estendono verso la Piana di Navelli e L'Aquila.

I    primi abitanti che avrebbero dato vita al paese, da come emerge dagli atti ufficiali, originariamente si erano stanziati presso il borgo di Capodacqua e le abitazioni si erano raggruppate intorno all'antichissima Chiesa di S.Giovanni Evangelista. Si fa menzione di questa chiesa già nel 1133 in una Bolla di Lucio III. Nelle sue vicinanze vi era la "Taverna" con lo stemma
dei Medici sulla facciata esterna. In seguito alle invasioni barbariche,
anche se storicamente non si hanno certezze per mancanza di fonti, gli abitanti della pianura si rifugiarono sui monti, creando dei borghi
fortificati.

 Tra i suoi abitanti, già cinquecento anni prima di Cristo, c'erano artisti in grado di creare un'opera d'arte come quella del famoso guerriero di Capestrano, una delle più famose sculture picene. La statua fu rinvenuta casualmente nel 1934 da un contadino del paese, Michele Castagna. Accanto ad essa, sempre il Castagna, rinvenne sotto l'elmo del guerriero, un busto femminile privo di testa e della parte inferiore del corpo.

II   primo documento in cui si fa riferimento al nome di Capestrano risale al 1284, quando Carlo I donò i territori di Capestrano a Riccardo Acquaviva di S. Valentino. Nel 1318 Carlo III di Durazzo, occupato il Regno di Napoli, cedette il territorio ad un fedele soldato, Pietro Conte di Celano.
Nel 1463 il Re Ferdinando lo assegnò ad Antonio Piccolomini che Io donò ad Antonio dei Medici, suo figlio naturale, che lo vendette a Ferrante dei Medici, Granduca di Toscana.

Nel castello Piccolomini, che si erige al centro del paese, è oggi ancora ben visibile il loro stemma formato da cinque mezze lune in croce sormontate da una corona. L'imponente castello, restaurato in tempi recenti, chiude uno dei lati della piazza del Mercato e domina il paese. Esso sorse, probabilmente, attorno a una antica torre preesistente utilizzata per avvistamenti e segnalazioni per la posizione strategica che occupava nel territorio. Il castello è di forma quasi trapezoidale con tre torri merlate situate agii angoli. L'edificio residenziale è a forma di L con il lato maggiore rivolto verso la piazza del paese rafforzato da due bastioni circolari posti ai lati e da un fossato che si stendeva lungo le mura.

Al centro del castello, nel cortile interno, è collocato un pozzo poligonale all'esterno e circolare all'interno con due colonne con capitelli collegati da un imponente architrave.

Sembra    che Capestrano avesse un altro Castello dalla parte opposta, probabilmente eretto dal re longobardo Desiderio. I suoi ruderi divennero il ritiro di colombi e per questo gli venne attribuito il nome di colombaio (Palumbaria). Sulle sue rovine oggi sorge il Convento di S. Giovanni.

S.Giovanni nel 1445 espresse la volontà di fondare un Convento per

l'Osservanza a Capestrano.La donazione del terreno gli fu fatta dalla

Contessa Cobella di Celano, che fece edificare su volontà del Santo una splendida biblioteca che custodisce ancora oggi più di 6000 testi tra codici, bolle, carteggio del Santo e testi rari, tra i quali la Bibbia appartenuta a S.Giovanni e sulle cui pagine sono ancora ben visibili le postille che egli scrisse di suo pugno.

Nel museo all'interno del Convento si possono ammirare i suoi oggetti

personali tra i quali la clessidra con il suo fodero in cuoio decorato, la lente di ingrandimento, le posate.

Incorniciato in uno radioso paesaggio, Capestrano, può vantare una serie di sorgenti che danno vita al lago di Capestrano da cui esce il fiume Prisciano le cui acque, insieme a quelle della sorgente " del Lago " e di Capodacqua danno origine al fiume Tirino.

Esso oltre a offrire una visione naturalistica tra le più suggestive è al

tempo  stesso meta di  cultori  sia della pesca, di cui  il  Comune di

Capestrano vanta il diritto esclusivo, sia degli amanti della canoa che

giungono da ogni parte d'Italia.

Nei pressi della sorgente di Presciano si può ammirare un antico mulino ad acqua denominato " Campanella "che grazie allo sfruttamento della forza motrice idraulica assicurava la nascita di opifici, cartiere e ramiere.

Su di una colonna di travertino rinvenuta nella campagna di Capestrano nel 1778 vi è una iscrizione latina del 156 a. C. su cui è scritto: ... gira intorno un fiume, il Tirino, che scorre con lieve onda per prati rugiadosi/ argenteo con nitide onde/ e con gorghi non profondi ...

All'altezza del mulino Campanella è situata la Chiesa di S. Pietro ad

Oratorium. Immersa in un boschetto che cresce sulle rive del fiume Tirino si scorge la Chiesa austera e bellissima nella semplicità della sua pietra bianca e dell'architettura a tre navate. La sua fondazione risalirebbe al 752 d. C e sarebbe stata voluta dal re longobardo Desiderio. Nel XII secolo venne ampliata e modificata secondo lo stile romanico.

Al di là dell'innegabile bellezza della costruzione stessa uno degli elementi più attraenti e misteriosi di questa chiesa è il famoso "quadrato magico".

Sulla sua pietra è incisa una frase palindroma " SATOR AREPO TENET

OPERA ROTAS" che tradotta significa "il contadino con l'aratro coltiva

tutto intorno".

I Capestranesi, malgrado l'appellativo di " cape strane" sono un popolo

ospitale e cordiale con chiunque volesse restare affascinato dall'arte, dalla storia, dai profumi e sapori delle tradizioni popolari.

Chi può rinunciare a uno spettacolo così inebriante?